martedì 14 agosto 2018

Maria è Assunta perché piena di Grazia



"Benedetta sei tu fra le donne e benedetto il frutto del tuo grembo" (cfr. Lc 1,39-56). Così esordisce Elisabetta nel salutare Maria. Augurare e riconoscere la benedizione (cioè che di qualcuno si dica bene) significa augurare e riconoscere che quella persona è piena della grazia di Dio; che Dio, cioè, è con lei. E "se Dio è con noi, chi sarà contro di noi?" (Rm 8,31).

Maria si è lasciata riempire da Dio, per questo non poteva restare in terra: quando Gesù è morto (e Gesù è Dio), il Padre non lo ha lasciato sulla terra, ma dopo la risurrezione lo ha fatto salire in cielo. Così per Maria: dopo la sua dormitio (così come gli ortodossi chiamano la morte di Maria), la Vergine piena di Dio non poteva restare sulla terra. Il posto di Dio è in cielo, è in alto, per permetterci di alzare gli occhi e chiedergli la grazia, l'aiuto, ogni volta che abbiamo bisogno.

Il problema è non farsi sfuggire la grazia, ma tenerla con sé. Purtroppo, però ogni volta che facciamo spazio al peccato (qualunque esso sia) spingiamo fuori da noi la grazia che il Signore dona agli uomini attraverso le benedizioni dei sacerdoti, il sacramento della confessione, l'Eucarestia che prendiamo (ogni domenica?) a messa...

Maria ci insegna come arrivare al cielo, e l'unica via è seguire il suo esempio: lasciarsi riempire dalla Grazia di Dio.
  • Qual è la mia meta?
  • Perché non riesco ad essere come Maria?
  • Come posso essere benedizione per gli altri?

d. Domenico

sabato 11 agosto 2018

La dieta di Dio (19 TO B)



In questo tempo estivo sono molte le diete che vengono seguite per evitare di perdere la forma snella che aiuta perché ci si possa esibire e farsi notare a mare o nelle serate in vacanza... Si evitano alcuni alimenti e spesso anche quelli più importanti.

Molti cristiani appena vanno in vacanza inseriscono nella lista delle cosa da eliminare anche la messa (con la scusa del troppo caldo, che in inverno diventa troppo freddo,  o del tempo che non c'è... e se in vacanza non si ha tempo, figuriamoci quando si è a casa!). Così, l'Eucarestia, il Pane del Cielo, l'alimento principale per la dieta di un cristiano, viene messo da parte. Come si alimenta in questi casi la fede? Riempiendola di credenze e vizietti.

Gesù nel Vangelo (Gv 6,41-51) afferma di essere il "pane disceso dal cielo" e chi ne mangia non avrà mai più fame. Troppe volte ci nutriamo di cose che riempiono lo stomaco o che ci riempiono fisicamente, ma poi (come biologicamente accade) quando la fame torna vogliamo mangiare di nuovo e sempre di più fino a non farcene bastare mai...

Solo Gesù è il pane della vita e non (solo) dello stomaco! Ovvero, il suo è un cibo che sa essere biologicamente utile per le energie fisiche del nostro organismo, ma è anche nutrimento dello Spirito. Cosa farebbe un corpo senza anima? Cosa farebbe una persona senza spirito? Potrebbe fare certamente tutto, ma non si distinguerà dagli animali, perché cresceranno i propri istinti, ma la sua umanità non esisterebbe. 

Nutrirsi di Cristo significa saperlo accogliere nella propria vita e lasciare che la sua Parola diventi energia che alimenta le azioni, i pensieri, le parole e orienti tutta la propria volontà verso la volontà di Colui che ci vuole in tutti simili a Lui, per essere davvero grandi e finalmente santi.
  • Di cosa mi nutro?
  • Mi nutro del Pane del Cielo? Lo accolgo con purezza con frequente confessione oppure lo mangio per superstizione e con distrazione?
  • Qual è la prima cosa che elimino dalla mia "dieta" estiva?

d. Domenico







sabato 4 agosto 2018

Tra il dire e il fare c'è l'essere... di Dio (18 TO B)




Quando c'è il Signore, la vita è tutta una Pasqua, una grande gioia. Però coloro che sono attratti da Gesù gli chiedono sempre "cosa devono fare" per fare la volontà del Padre. 

Fare la volontà del Padre rende certamente felici, ma prima o poi stanca perché ciò che si fa non convince pienamente. Questo accade quando si asseconda qualcuno senza coglierne il motivo profondo. Invece, vivere la volontà del Padre significa entra in comunione con Lui, partecipare della sua gioia, della sua luce e divenire luce che illumina altri affinché quella luce entri nelle persone che si incontrano e queste, contagiate da questa luminosità, iniziano a illuminare altri e altri ancora... È l'amore che entra in circolo virtuoso.

È come dire: faccio l'innamorato oppure sono innamorato: nel primo caso devo dimostrare, devo far vedere, devo sforzarmi con gesti e parole d'amore, e spesso si avverte l'inautenticità; nel secondo caso non ho bisogno di dimostrare nulla, perché ciò che vivo si palesa da solo e la gente intorno a me vede una luce particolare che mi illumina. 

"Gli dissero allora: «Che cosa dobbiamo compiere per fare le opere di Dio?». Gesù rispose loro: «Questa è l'opera di Dio: che crediate in colui che egli ha mandato»" (Gv 6,28-29).

Gesù non vuole che facciamo, ma che semplicemente crediamo e chi crede è convinto di qualcosa al punto che essa prende vita nella sua vita, conforma il suo pensiero al pensiero di Dio, trasforma in parole proprie la Parola e non desidera splendere di luce propria, perché sa che il suo splendore viene da Chi splende più forte di lui...

  • Non sempre sono stato vicino al Signore: cosa mi ha avvicinato a Lui?
  • Perché ho scelto di rimanere con Dio, di pregare, di andare a messa...?
  • La mia vita si sta modellando al Vangelo o trova ancora difficoltà? 
  • Quali sono le difficoltà che non mi permettono di aderire a Cristo?


d. Domenico

sabato 28 luglio 2018

Dio ama in modo "pesante"! (17 TO B)



Pesare Dio? Valutare il suo amore? Per quante cose possiamo contrapporgli, resterà incomparabile.

L'incisione e il peso che Dio ha nella vita degli uomini sono di gran lunga superiori alle migliaia di opere che l'uomo può inventarsi per migliorare la propria vita. L'amore che Dio nutre per l'uomo non si può acquistare... perché già ci viene donato gratuitamente! 

Vedo sempre più gente che per accaparrarsi l'amore di Dio e la sua benevolenza (rasentando la superstizione!), fa un certo numero di preghiere, compie dei gesti con una maniacale e vuota ripetizione che sono frutto di un ragionamento umano, piuttosto che esprimere la libertà d'amore per Colui che ama.

Posso compiere migliaia di atti buoni, ma tutti incapaci di parlare di Dio, perché non nascono dall'amore che io provo per Dio, bensì dalla paura che Lui mi si ritorca contro.

Gesù sa che ragioniamo ancora con la logica umana, sa che nell'uomo c'è l'incapacità di amare gratuitamente, infatti nel Vangelo mette alla prova Filippo:

"Allora Gesù, alzàti gli occhi, vide che una grande folla veniva da lui e disse a Filippo: «Dove potremo comprare il pane perché costoro abbiano da mangiare?». Diceva così per metterlo alla prova; egli infatti sapeva quello che stava per compiere. Gli rispose Filippo: «Duecento denari di pane non sono sufficienti neppure perché ognuno possa riceverne un pezzo»" (Gv 6,6-9).

Tutto quello che Gesù compie nasce dalla compassione, dall'amore incondizionato, che sente per gli uomini. Chiede a Filippo dove "comprare" il pane, ovvero la vita. Filippo ci casca e dimostra di non saper ancora ragionare con la logica di Gesù. Il Signore gli pone una questione divina in termini umani: quanto costa la vita? Ovvero, materialmente l'amore a cosa equivale? Che per noi tradotto sarebbe: come possiamo comprarci l'amore di Dio?

Filippo risponde in maniera umana, ma viene zittito da Gesù che comprende ancora la sua immaturità di fede e ordina: «Fateli sedere», ovvero guardate di cosa è capace Dio.
Il Signore non vuole che noi chiediamo o contrattiamo la fede ("ti dò affinché tu mi dia"), ma vuole che ci sediamo a guardare con fiducia ciò di cui è capace l'Onnipotente. 

Gesù moltiplica il pane, cioè riempie la vita di vita, aggiunge amore all'amore, non lascia morire nessuno e non vuole nulla in cambio! Anzi, raccomanda che nulla vada perduto, perché l'amore di Dio vale molto più di ogni cosa si possa avere o desiderare...
  • Quante volte baratto l'amore di Dio con preghiere e pratiche religiose?
  • Quanto spontanea e grata è la mia preghiera?
  • Quanto e come lascio che sia Dio ad operare?
  • Che valore ha la mia vita?
  • Quanto mi sento amato da Dio? Perché?
d. Domenico






sabato 21 luglio 2018

Anche Gesù va in vacanza (16 TO B)


Strano ma vero: Gesù ci invita ad andare in vacanza!

È come se il Signore ci mettesse in guardia dall'azionismo e dal disordine (cf Mc 6,30-34).
Per comprenderlo meglio bisogna tornare all'etimologia di "vacanza" (dal latino vacans, vacare) significa libero, senza occupazioni, lasciare vuoto... potremmo dire "prendersi del tempo, riposare".

Più volte, nel Vangelo, sentiamo che Gesù cerca di rimanere solo, di riposare, di staccare la spina dal fare-fare-fare di ogni giorno per tornare alle Origini del suo operato, ovvero Dio. Gesù nel suo essere uomo (che incontra gente, che lavora coi suoi, ecc), nel suo essere guaritore (in giro a guarire malati, a sostenere gli indifesi e gli emarginati), nel suo essere profeta (che predica la Parola di Dio ovunque si trova e a chiunque incontri), non dimentica mai di essere figlio di Dio e di tornare a Lui per caricarsi. Anche solo stando fermo e in silenzio davanti al Padre.

Anche nella Genesi si racconta che Dio dopo aver creato il mondo, si riposa il settimo giorno: si ferma a contemplare le bellezze che ha creato. Forse è per questo che non ci rispettiamo più tra noi: non ci sappiamo più fermare a contemplarci e riconoscerci meravigliosi; è per questo forse che non rispettiamo nemmeno il creato: non abbiamo più (o forse non vogliamo avere) il tempo per fermarci a osservare le bellezze che ci circondano, preferendo invece considerare come meravigliose le creazioni umane. Eppure l'uomo è capace di creare perché Qualcuno lo ha reso tale. Ma siamo più impegnati al fare egoista ed egocentrico, che al contemplare qualcosa fuori da me... 

Ecco perché ci perdiamo: non torniamo all'Origine, cioè a Colui che può aiutarci a mettere ordine nella nostra vita. 

L’ordine! Gesù vede "una grande folla". La folla è disordinata per definizione. Spesso anche la nostra vita lo è, come quelle vite che sono solo centrifughe di cose da fare, o di esistenze che non si impegnano in niente e fanno dell'ozio il padre dei propri vizi, delle passioni smodate e delle abitudini sbagliate che inquinano e rendono più caotica la vita incapace di trovare il suo senso, la sua direzione, il suo ordine. Ecco perché Gesù prova compassione per loro: vede quelle persone come pecore senza pastore (sperdute e disordinate). 

Questo è il motivo per cui Gesù reagisce mettendosi a insegnare loro. La Parola di Dio è l’unica che può dare ordine alla nostra esistenza: Lui sa e ci dice ciò che va fatto e ciò che va evitato per vivere, e far vivere, un’esistenza felice.

Allora è il caso di prendersi una vacanza, una sosta dal tram tram quotidiano. Anche se non ho le possibilità economiche basta che mi ritagli qualche ora al giorno di relax nella chiesa più vicina riflettendo sulla Parola di Dio e cercando di comprendere il progetto che Lui ha su di me... E se mi addormento? Beh, buon riposo!
  • Cosa mi impedisce di prendermi del tempo per Dio e per me?
  • Come avverto la presenza degli altri? È un dono piacevole o un enorme fastidio?
  • Che rapporto ho con la creazione? Ne ho cura o non mi importa nulla?
  • In cosa devo mettere ordine nella mia vita?
d. Domenico



sabato 14 luglio 2018

Gesù ci offre un viaggio! (15 TO B)




È tempo di vacanze e, chi più chi meno, stiamo programmando un viaggetto. Ogni giorno il Signore ci offre un viaggio...

Il viaggio è un momento significativo per la vita di ogni uomo. Il viaggio ha il potere di trasformare qualunque persona: che sia la prima o l'ennesima volta che si viaggi il risultato è sempre lo stesso. Non si torna mai come si è partiti. Ogni viaggio è conoscenza di qualcosa di nuovo, di gente nuova, di situazioni nuove... Ogni volta si torna dal viaggio con un bagaglio esperienziale più ricco.

Importante è sapersi attrezzare per la partenza. Il viaggio ci cambia in proporzione a come lo viviamo e ci adattiamo a esso, più che adattarlo alle nostre esigenze. Del viaggio noi possiamo programmare da dove partire e dove arrivare, ma non ci è dato sapere come arriveremo. Sappiamo cosa lasciamo, immaginiamo cosa troveremo, ma non potremo mai sapere cosa succederà durante il percorso.

Anche la fede è un viaggio... Gesù chiama i suoi amici a viaggiare, a partire, a cambiare. Aderire a questa chiamata significa abbandonare la vecchia vita e andare incontro a una nuova esistenza. Non si può pensare di avere fede senza accettare il cambiamento che essa richiede: se la mia fede resta sempre la stessa e io resto sempre lo stesso, allora è una fede morta, non credo in Cristo, ma in qualcosa che ho costruito da me stesso. 

Gesù si preoccupa dei suoi viaggiatori: li manda «a due a due», ovvero non li lascia mai soli, o comunque farà in modo che strada facendo incontreranno un compagno di viaggio; provvede al loro sostentamento, cioè li esorta a non prendere cose superflue, anzi a non preoccuparsi proprio delle cose materiali, ma affidandosi alla provvidenza si potrà ottenere molto più del necessario. E non solo in termini materiali, bensì anche umani oltre che spirituali... 

Il Signore invita a prendere solo un bastone (che ci ricorda Mosè): esso è segno della fede alla quale mi devo aggrappare seguendola senza indugio accogliendo tutto ciò che mi porterà.

La fede è il viaggio, ma è anche il mezzo attraverso il quale compiere il viaggio. Essa cambia e cresce nella misura in cui noi, seguendola, ci lasciamo guidare secondo i cambiamenti che essa suggerisce durante il tragitto. 

Solo allora potremo anche noi "guarire i malati" e sperimentare ogni altra nostra capacità di compiere miracoli.
  • Quale cambiamento sento di dover portare ancora nella mia vita?
  • Quanto mi affido alla fede e a ciò che richiede?
  • Quanto lascio agire Dio con fiducia nella mia vita e quante volte lo ostacolo?
d. Domenico

sabato 7 luglio 2018

Solo la fede giovane sa riconoscere Gesù (14 TO B)


Tempo d’estate, tempo di esibire i costumi da bagno più belli, tempo di esibire i fisici più curati dopo un inverno speso a preparare questo momento, curando l’estetica, la giovinezza... è la fiera delle vanità, ovvero di tutto ciò che passerà e di cui “non resterà pietra su pietra”. Ma poi, quando moriremo saremo pronti allo stesso modo?

Nel Vangelo (Mc 6,1-6) dopo che Gesù ha ri-donato la vita a una donna dalle copiose perdite di sangue e dopo aver ri-donato la vita a una bambina morta in casa propria, si legge di Gesù che torna nel suo paese e vuole aiutare la propria gente. Ma «un profeta non è disprezzato se non nella sua patria, tra i suoi parenti e in casa sua. E lì non poteva compiere nessun prodigio». Il suo popolo ha la presunzione di conoscerlo troppo bene e questo impedisce a Gesù di compiere prodigi per le sue persone.

Così siamo noi: arrivati a un certo punto del cammino di fede (se tutto va bene fino alla prima comunione!) interrompiamo la formazione o permettiamo che i bambini smettano di crescere nella fede (perché illusi che a 10 anni possano scegliere da soli quello che vogliono!). 

Questo arresta la fede, la blocca e non la fa diventare grande lasciandola immatura. Allora ci nutriamo di superstizioni, subentrano le emigrazioni verso le pratiche religiose di altre culture, o (se tutto va bene) si resta cristiani incapaci però di (ri-)conoscere Cristo, perché non si è sviluppata la capacità di comprendere che la fede è uno stile di vita, non una preghiera recitata all’occorrenza!

Ecco perché spesso non si riconosce l’opera di Dio nella propria vita: il Signore agisce ogni giorno in modi talmente evidenti che solo gli occhi e i cuori ben allenati possono riconoscerlo. Gesù è dalla parte di chi si mantinene giovane... nella fede!

Paradossalmente, una fede bloccata all’età della fanciullezza è piccola, ma non più giovane di chi la pratica da tempo. La fede è giovane nella misura in cui la pratichi, la alimenti costantemente, la tieni aggiornata... Altrimenti è solo obsoleta!

Questo allenamento di fede, permetterà di ri-consocere Gesù anche quando crederemo di sapere già tutto di lui, e lui “ci scandalizzerà” perché ci dirà cose sempre nuove e sempre più oltre il modo in cui lo avevamo consociuto. 
  • Faccio esperienza di ascolto del Signore? Come? Quando?
  • La mia esperienza di Gesù è intellettuale o profonda?
  • Alimento la mia fede? Come?
d. Domenico